Categorie svantaggiate

25. ottobre 2013 da

L’Istituto di Statistica ha reso noti alcuni dati, relativi alla situazione degli italiani nel mondo del lavoro e nella società che gettano un’ombra preoccupante per tutto il Paese, già stremato da una crisi che ha colpito tutti. Sono i giovani e le donne le vittime sacrificali di un sistema che ha ampiamente mostrato i suoi limiti, se non il fallimento totale. Un sistema che esclude categorie di persone e intere aree del territorio.

©panthermedia.net/Oleksiy Mark

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L’analisi fatta dall’Istat mette proprio in evidenza un quadro agghiacciante per l’Italia tutta e per il Mezzogiorno in particolare. I servizi sociali sono quelli che deficitario di più con livelli di soddisfazione per i servizi ospedalieri tra i più bassi in Campania e in Sicilia. I disabili meridionali possono contare su una spesa dei servizi sociali pari a meno otto volte quella dei comuni del Nord. Gli asili nido sembrano dei miraggi nel meridione d’Italia, con una presenza del 21% contro il 78%, senza contare la spesa dei comuni nel sociale che in Calabria ammonta a 26 euro a persona e nella provincia di Trento a 295 euro. Sono dati che fanno paura, senza considerare quelli che riguardano gli anziani che nel Sud hanno a disposizione ogni 1000 anziani solo 10 posti letto, contro i 37 del resto del Paese. Le possibilità per entrare nel mercato del lavoro sono minori e le difficoltà maggiori vengono incontrate dalle giovani donne che sempre più decidono di rimanere a casa. Quasi il 49,6% delle casalinghe si trova infatti al Sud. Non che in generale la situazione femminile sia migliore nel resto d’Italia: sempre dall’indagine Istat emerge che nelle coppie in cui la donna non lavora, quindi il 30%, per il 47,1% queste non hanno accesso al conto corrente. Il 28,3% non ha la libertà di spendere per se e il 20% non prende parte alle decisioni importanti, lasciandole al compagno o marito.

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Rapporto Svimez 2011

19. ottobre 2012 da

A settembre è stato pubblicato il Rapporto Economia Mezzogiorno 2012 Svimez, che ha fotografato la situazione dell’economia del Mezzogiorno nel 2011 rispetto al resto d’Italia e confrontando i dati con l’anno precedente.

crisi - Foto di © picsfive - Fotolia

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Molti purtroppo i dati negativi che riguardano l’occupazione, soprattutto quella giovanile, e la situazione industriale. In questa situazione alquanto preoccupante, ci sono però per fortuna alcuni dati che rassicurano, quelli che provengono dalla Regione Sardegna. Il PIL della Sardegna è cresciuto dal 2010 al 2011 del 0,9%, molto più alto della media nazionale e dello 0,6% del centro nord. Malgrado la perdita di ben due milioni di turisti registrata nel 2011 la Sardegna è stata in grado di affrontare meglio la crisi rispetto al resto del Paese. Oltre alla crescita importante del PIL, la Sardegna ha potuto registrare un saldo migratorio positivo di oltre 2.000 unità. L’isola risultava dunque nel 2011 ancora attrattiva per gli immigrati, che sono una risorsa molta importante per il nostro Paese, dato che il tasso di natalità continua a scendere in modo drammatico.
Molto preoccupante la situazione invece delle donne meridionali, come ha evidenziato il rapporto Svimez. Due donne meridionali su tre non lavorano e ben il 67,6% delle donne in età lavorativa hanno un impiego part-time. Nel Sud Italia il divario del tasso di attività delle donne dalla media europea è aumentato nel corso degli ultimi 10 anni di 4 punti percentuali, mentre al Centro-Nord si è riusciti a recuperare due punti percentuali (da -7,7% a -5,4%). Quattro donne disoccupate su cinque hanno dichiarato di non cercare lavoro a causa della prospettiva di un’occupazione con una bassa e discontinua retribuzione.

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Puglia

12. giugno 2012 da

Sul fronte dell’economia la Puglia si distingue in positivo nel Mezzogiorno d’Italia, mostrando dei dati percentuali più alti rispetto alla media meridionale in termini di crescita. Il lavoro però è un punto dolente, nel marzo del 2011 infatti si registrava un tasso del 13,8%, mentre nello stesso mese del 2012 è salito al 15,6%. Il dato positivo é appunto che nonostante ci sia stata una flessione complessiva nel meridione, la Puglia è una delle Regioni che meglio ha risposto e resistito.

© Mi.Ti. - Fotolia

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Grazie alle tante nuove realtà imprenditoriali, al rilancio del turismo e a una vocazione che rendono il tacco d’Italia proiettato verso l’Europa. Un crocevia allora di culture e di popoli che arricchisce sempre di più la Regione, stando almeno ai dati rilasciati dall’Ipres, l’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali. Secondo le parole del direttore Angelo Grasso la crisi ha avuto forti ripercussioni anche sull’assetto territoriale con picchi nelle province di Bari e Taranto, dove la disoccupazione è stata più alta e ha colpito prevalentemente uomini.

La ripresa però c’è e si concentra sopratutto a Brindisi e Taranto nei settori dell’agricoltura e dei servizi. La disoccupazione rimane un grosso problema per la Regione, nonostante si attesti su valori più bassi rispetto a quelli delle regioni meridionali: tra il 2008 e il 2011 si sono registrati gli stessi valori del 2004 con 52.000 disoccupati. Sono i giovani a essere più colpiti e le donne, le cui attività sono pari a circa la metà di quelle maschili. Il tasso di disoccupazione femminile ha raggiunto il 16,9% e tra i giovani nella fascia tra i 15 e i 24 anni è del 37,1% sul totale. Necessario è allora portare avanti le riforme strutturali, puntando sulla capacità della Regione di farsi carico di un rilancio non solo personale, ma di tutto il Mezzogiorno.

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