Categorie svantaggiate

25. maggio 2012 da

L’Istituto di Statistica ha reso noti alcuni dati, relativi alla situazione degli italiani nel mondo del lavoro e nella società che gettano un’ombra preoccupante per tutto il Paese, già stremato da una crisi che ha colpito tutti. Sono i giovani e le donne le vittime sacrificali di un sistema che ha ampiamente mostrato i suoi limiti, se non il fallimento totale. Un sistema che esclude categorie di persone e intere aree del territorio.

©panthermedia.net/Oleksiy Mark

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L’analisi fatta dall’Istat mette proprio in evidenza un quadro agghiacciante per l’Italia tutta e per il Mezzogiorno in particolare. I servizi sociali sono quelli che deficitario di più con livelli di soddisfazione per i servizi ospedalieri tra i più bassi in Campania e in Sicilia. I disabili meridionali possono contare su una spesa dei servizi sociali pari a meno otto volte quella dei comuni del Nord. Gli asili nido sembrano dei miraggi nel meridione d’Italia, con una presenza del 21% contro il 78%, senza contare la spesa dei comuni nel sociale che in Calabria ammonta a 26 euro a persona e nella provincia di Trento a 295 euro. Sono dati che fanno paura, senza considerare quelli che riguardano gli anziani che nel Sud hanno a disposizione ogni 1000 anziani solo 10 posti letto, contro i 37 del resto del Paese. Le possibilità per entrare nel mercato del lavoro sono minori e le difficoltà maggiori vengono incontrate dalle giovani donne che sempre più decidono di rimanere a casa. Quasi il 49,6% delle casalinghe si trova infatti al Sud. Non che in generale la situazione femminile sia migliore nel resto d’Italia: sempre dall’indagine Istat emerge che nelle coppie in cui la donna non lavora, quindi il 30%, per il 47,1% queste non hanno accesso al conto corrente. Il 28,3% non ha la libertà di spendere per se e il 20% non prende parte alle decisioni importanti, lasciandole al compagno o marito.

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