Crisi dell’auto in Sicilia

16. aprile 2013 da

automobili - Foto di © Marc Xavier - Fotolia

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Mentre il mercato dell’automobile annaspa, quello dell’usato sembra andare meglio, specialmente in Sicilia. La regione inoltre si aggiudica il terzo posto per numero di auto, dopo Lazio e Campania. In Lazio infatti si contano circa 4 milioni di unità nel parco auto, in Campania 3,5 milioni e in Sicilia 3,2 milioni; in pratica nella nostra isola sono concentrate l’8,5% di auto sul totale nazionale.

Sono dati da interpretare anche alla luce di una diversa propensione rispetto a quella nel resto del Paese: in pratica per ogni auto nuova venduta in Sicilia, se ne vendono tre usate. La media nazionali è infatti all’1,6 nel rapporto usate/auto nuove, mentre in Sicilia é di 2,7. Sono dati che arrivano da Marketing Management, Istituto di ricerche statistiche e sondaggi di opinioni, sui dati ACI e che sono stati presentati in occasione del convegno a Palermo organizzato in collaborazione con Confindustria Sicilia dal titolo “Scenari e Soluzioni per la Crisi dell’Auto in Sicilia”. Al termine del convegno, il direttore di Ricerca di Marketing Management, Alfonso Castellano, ha ribadito la necessità per i concessionari di approfondire la conoscenza del loro target di riferimento, proponendo delle azioni, atte a fidelizzare i clienti e che vadano incontro alle loro necessità.

La propensione all’acquisto dell’usato in Sicilia è evidentemente motivata dal maggiore onere economico che l’acquisto di una macchina nuova comporterebbe: grazie anche alle possibilità di compravendita in rete il mercato dell’usato attira sempre più clienti. Dalla ricerca é emerso inoltre come si sia assistito a un decremento delle immatricolazioni rispetto al 2011 con un meno 30,2%. Il settore dell’usato e politiche diverse da parte dei concessionari potrebbero essere la chiave di svolta di tale situazione.

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Stop alla fuga di cervelli

30. marzo 2013 da

Il 29 marzo 2013 è stata presentata a Roma dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministro della Coesione territoriale un’iniziativa molto interessante, volta a fermare la fuga dei cervelli dal Mezzogiorno. Si chiamano “Messaggeri della conoscenza” i docenti provenienti dall’estero che per un periodo daranno lezioni nelle università del Sud Italia, più precisamente nelle università delle Regioni della Convergenza (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia). In tutto saranno 113 i docenti che verranno dall’estero per dare nuove speranze alle università del Sud Italia, che purtroppo stanno vivendo un incremento della fuga di cervelli. I docenti stranieri porteranno gli studenti italiani nei loro atenei, in un circolo virtuoso che potrebbe coinvolgere almeno 2.000 studenti e avere ricadute positive su almeno 10.000.

università - Foto di © Orlando Florin Rosu - Fotolia

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Per il progetto sono stati stanziati 5,3 milioni di euro, di cui la maggior parte sono stati già utilizzati. Finora sono stati usati per i 113 progetti presentati da altrettanti docenti e selezionati da 350 proposti già 4,3 milioni di euro. Il milione restante sarà messo a disposizione per un’eventuale estensione del progetto.

Dei 113 docenti, 42 sono italiani che insegnano in università all’estero. I docenti che partecipano al progetto sono per la maggior parte statunitensi (48), seguiti da spagnoli (41), britannici (33) e francesi (31). I docenti potrebbero arrivare in Italia tra fine anno e l’inizio del 2014.

Fabrizio Barca, il Ministro per la Coesione Territoriale, ha spiegato che ”l’obiettivo è fare del Sud una tappa significativa per lo sviluppo”. Il ministro Profumo ha sottolineato che: “Abbiamo archiviato concetto e metodo della fuga dei cervelli. Adesso si può pensare a Messaggeri globali della conoscenza con una funzione di coesione fra Paesi e conoscenze diverse”. Con l’iniziativa “Messaggeri della conoscenza” – Profumo ha aggiunto – ”abbiamo costruito un ponte che, se funzionerà, potrà essere proseguito”.

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Il meraviglioso modello siciliano

28. febbraio 2013 da

riunione - Foto di © castelberry - Fotolia

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Nel pieno del caos politico all’indomani di queste elezioni, specchio di un’Italia provata e stanca, Grillo propone il modello siciliano come esempio “meraviglioso”. Per uscire dall’impasse di ingovernabilità al Senato, Grillo ha proposto di prendere come punto di riferimento lo schema che la Regione siciliana ha adottato, ovvero il dialogo tra Crocetta e il Movimento 5 Stelle. In questa maniera in pratica Grillo apre le porte a Bersani e a una possibile collaborazione, proprie come avviene nel palazzo della Ars.

In Sicilia il Movimento 5 Stelle è il primo partito con il 30% e in Assemblea siedono 15 deputati grillini che votano ogni singolo provvedimento che arriva in aula. Una formula che per ora si sta dimostrando vincente: a differenza dell’opposizione che lascia l’aula o vota contro, i grillini hanno più volte sostenuto le proposte del governo Crocetta. L’intesa grillini-Crocetta fece saltare ad esempio l’accordo tra Udc e Pd con il Pdl per la vice presidenza vicaria dell’ars. Questa è poi andata al grillino Antonio Venturino.

Crocetta ha definito questo sistema, un metodo delle “convergenze parallele”: il Governatore d’altronde non ha la maggioranza all’Assemblea regionale e i grillini approvano o bocciano i provvedimenti proposti indipendentemente da logiche e ideologie politiche. Quello che conta, dicono i grillini, sono solo le norme dalla parte dei cittadini e in linea con il loro programma. Quanto tempo durerà in pace questo sistema siciliano non si sa, sicuramente la collaborazione e lo spirito propositivo che in questo caso accomuna i grilini siciliani al governatore Rosario Crocetta non possono che essere salutati positivamente. E probabilmente diventerà anche un modello nazionale per una politica fatta da persone per il bene comune.

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Monitoraggio biologico del mare calabrese

3. gennaio 2013 da

fondale - Foto di © marcodeepsub - Fotolia

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Un mare meraviglioso, blu intenso, profondo e misterioso. Un vero e proprio paradiso per sub e appassionati che nel mare della Calabria trovano fondali e spettacoli unici al mondo. È durato cinque lunghi anni lo studio MoBioMarCal, ovvero il Monitoraggio biologico del mare calabrese che ha visto gli studiosi indagare i fondali grazie a un robot sottomarino filoguidato. È stato presentato alcuni mesi fa a Roma, alla Società Geografica Italiana, stupendo per la ricchezza del materiale raccolto.

Le immagini raccolte infatti sono state montate in un film da Marco Pisapia a cura di Simonpietro Canese, Michela Angiolillo e Marzia Bo. Le immagini raccontano lunghe esplorazioni tra coralli e molluschi che popolano le coste calabresi: 800 chilometri e 200 siti sono stati presi in esame nelle loro profondità, la cosiddetta zona mesofotica, l’area meno esplorata in assoluto. I biologi hanno fatto delle scoperte che non si aspettavano: il corallo nero tra tutte. Lo stupore è legato al fatto che si credeva fosse raro nei mari nostrani e invece ne sono state trovate intere foreste di addirittura tre specie diverse tra loro, alte anche un metro e mezzo. Di queste tre specie, una in particolare, la Antipathes dicotoma, era praticamente sconosciuta, solo alcuni frammenti in musei e ora arriva invece la scoperta di intere foreste vecchie anche di migliaia di anni, proprio nelle coste calabresi. L’altra grande scoperta per i biologi è stata quella di trovare a distanza di pochi centinaia di metri intere isole di biodiversità completamente differenti tra loro.

Adesso che è stato fatto questo primo sopralluogo, bisogna passare alla fase di tutela delle zone individuate. Le coste della Calabria sono state le prime ad essere esplorate i questa maniera, ora si vuole passare a quelle campane, sarde, toscane, siciliane e liguri.

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Indennitá e polemiche

27. dicembre 2012 da

soldi - Foto di © Tatjana Balzer - Fotolia

soldi - Foto di © Tatjana Balzer - Fotolia

I toni si sono surriscaldati e nonostante il clima natalizio la polemica è scoppiata come un fulmine a ciel sereno. Protagonisti della vicenda il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, nelle vesti di Antonio Venturino del Movimento 5 Stelle e il giornalista di Repubblica Emanuele Lauria.

Toni non propri pacati quelli che hanno caratterizzato il battibecco tra i due a seguito dell’articolo pubblicato sull’edizione di Palermo della Repubblica, nel quale Lauria cita le indennità realmente percepite dai deputati regionali, facendo riferimento all’impegno preso dei sostenitori del movimento di Beppe Grillo di non prendere più di 2.500 euro contro l’indennità di 11.700 euro. In pratica Lauria scrive nel suo pezzo che anche i deputati del M5S hanno percepito l’ingente indennità, nonostante la promessa fatta di prenderne solo 2.500, un impegno questo difficilmente attuabile a causa di regole interne alla stessa Ars.

Venturino non ci sta e diffonde in rete un video, nel quale apostrofa il giornalista come il “povero Lauria”, ancora in preda alle sbornie delle feste e per lui si augura che possa crescere, diventando ben presto un giornalista degno di questo nome. Le reazioni non si sono fatte attendere e lo stesso presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone esprime tutta la sua solidarietà al giornalista e sottolinea come verranno adottati provvedimenti, in modo che le polemiche alimentate dai singoli non vadano a creare imbarazzo alle Istituzioni.

Di condanna anche le parole dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia che parla di intimidazione preventiva e dileggio a proposito delle dichiarazioni di Venturino, capaci solo di offendere gratuitamente e di irridere. Critiche unanimi anche dai diversi partiti, dall’Udc al Pd, che invocano maggior rispetto e toni più pacati.

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Crocetta chiede fondi a UE

19. novembre 2012 da

Entrato in carica il 10 novembre 2012 Rosario Crocetta si mobilita immediatamente per la sua Sicilia. Il neoeletto Presidente della Regione vuole trasformare la Sicilia in una “California d’Europa”, come da lui stesso dichiarato in una conferenza stampa tenutasi al Parlamento Europeo insieme al capodelegazione Pd, David Sassoli, e al capogruppo S&D, Hannes Swoboda, prima di incontrare il Commissario europeo per gli Affari regionali, Johannes Hahn.
Crocetta vuole che la Sicilia diventi una terra d’eccellenza per gli investimenti produttivi, un modello di rigore e di lotta alla mafia. Rosario Crocetta specifica però che per far rinascere la Sicilia e per realizzare tutto ciò servono soldi. Per questo motivo ha avanzato all’Unione Europea la richiesta di fondi e il cambiamento di meccanismo di cofinanziamento.

UE - Foto di © kreatik - Fotolia

UE - Foto di © kreatik - Fotolia

Rosario Crocetta conosce già molto bene il Parlamento dell’Unione Europea. Alle elezioni europee del 2009 si è candidato nella circoscrizione Italia insulare nella lista del Partito Democratico e con 150.091 preferenze è stato eletto al Parlamento europeo assieme ad un altro simbolo dell’antimafia come Rita Borsellino. In seguito si é dimesso da sindaco di Gela dopo due anni dalla riconferma.
Il 18 aprile 2012 è diventato vicepresidente della Commissione speciale antimafia (Crim) dell’Unione Europea. Lo scorso agosto è stata ufficializzata la sua candidatura a Presidente della Regione Sicilia con il sostegno del PD, UdC, Api e Psi. Il 28 ottobre 2012 Crocetta è stato eletto Presidente della Regione con il 30,5% dei voti.
Crocetta é nato a Gela e dopo aver conseguito il diploma di perito chimico ha lavorato all’ENI. Dopo la collaborazione con diversi giornali è entrato ben presto nel mondo della politica diventando assessore della cultura di Gela dal 1996 al 1998. Durante tutta la sua carriera politica Crocetta si è sempre impegnato in maniera decisiva nella lotta contro la mafia autodefinendosi addirittura “sindaco antimafia”.

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Rapporto Svimez 2011

19. ottobre 2012 da

A settembre è stato pubblicato il Rapporto Economia Mezzogiorno 2012 Svimez, che ha fotografato la situazione dell’economia del Mezzogiorno nel 2011 rispetto al resto d’Italia e confrontando i dati con l’anno precedente.

crisi - Foto di © picsfive - Fotolia

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Molti purtroppo i dati negativi che riguardano l’occupazione, soprattutto quella giovanile, e la situazione industriale. In questa situazione alquanto preoccupante, ci sono però per fortuna alcuni dati che rassicurano, quelli che provengono dalla Regione Sardegna. Il PIL della Sardegna è cresciuto dal 2010 al 2011 del 0,9%, molto più alto della media nazionale e dello 0,6% del centro nord. Malgrado la perdita di ben due milioni di turisti registrata nel 2011 la Sardegna è stata in grado di affrontare meglio la crisi rispetto al resto del Paese. Oltre alla crescita importante del PIL, la Sardegna ha potuto registrare un saldo migratorio positivo di oltre 2.000 unità. L’isola risultava dunque nel 2011 ancora attrattiva per gli immigrati, che sono una risorsa molta importante per il nostro Paese, dato che il tasso di natalità continua a scendere in modo drammatico.
Molto preoccupante la situazione invece delle donne meridionali, come ha evidenziato il rapporto Svimez. Due donne meridionali su tre non lavorano e ben il 67,6% delle donne in età lavorativa hanno un impiego part-time. Nel Sud Italia il divario del tasso di attività delle donne dalla media europea è aumentato nel corso degli ultimi 10 anni di 4 punti percentuali, mentre al Centro-Nord si è riusciti a recuperare due punti percentuali (da -7,7% a -5,4%). Quattro donne disoccupate su cinque hanno dichiarato di non cercare lavoro a causa della prospettiva di un’occupazione con una bassa e discontinua retribuzione.

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